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Bilanci in rosso: inchesta sui dissesti degli enti pubblici
[video+articolo] Gli enti pubblici sono sempre più in difficoltà. Sempre di più sono quelli che dichiarano lo stato di dissesto. Ma quali sono le cause? Di chi la responsabilità? Tra le altre cose, abbiamo sentito il consigliere comunale di Agrigento Giuseppe Arnone, il giornalista del Sole24Ore Nino Amadore e l'avv.Domenico Palillo
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“.. Sana e prudente gestione. Come un buon padre di famiglia ..” Sembra una parabola o una frase fatta. Ma è un semplice principio sancito dalla legge. Il principio che dovrebbe guidare gli amministratori nello svolgimento delle proprie funzioni. Essi, infatti, dovrebbero gestire la cosa pubblica, non solo come se custodissero una cosa propria, ma con un’attenzione ancora maggiore. Quella di un padre, appunto, che gestisce il bilancio familiare per assicurare alla propria famiglia la tranquillità economica e garantirgli un futuro. Solo che non sempre gli amministratori se ne ricordano. Determinando delle spiacevoli situazioni di cui loro non rispondono quasi mai. Ne rispondono invece, in pieno, ancora una volta i soliti incolpevoli: i cittadini. Un amministratore è chiamato ad amministrare l'ente locale secondo le regole di una gestione sana e prudente. E quindi non spendere più delle entrate, non indebitarsi oltre i limiti del sostenibile, prevedere per ogni spesa coperture finanziarie certe e adeguate. Occorre innanzitutto garantire che le entrate siano sufficienti a coprire i costi della gestione ordinaria dell'ente ovvero il funzionamento dei servizi pubblici essenziali. Per esempio le scuole, la manutenzione stradale, l’acqua, ecc.. Occorre, inoltre, il finanziamento di investimenti mirati, subordinandoli al reperimento di appositi finanziamenti e risorse straordinarie. Capita spesso invece che gli amministratori scelgano di fare i grandi investimenti, specie nel settore delle grandi opere pubbliche, per avere un immediato ritorno in termini di immagine nei confronti del proprio elettorato. Questo accade soprattutto da quando sono stati introdotti meccanismi elettorali di elezione diretta, quali quelli usati per eleggere i sindaci e i Presidenti di provincia. Tutto ciò a scapito della cura dell'ordinaria amministrazione e degli obiettivi di equilibrio finanziario, che hanno meno visibilità elettorale.
A ciò bisogna aggiungere l'incapacità di contenere gli sprechi del funzionamento della macchina amministrativa. E per concludere, l’ipotesi forse più grave: la corruzione degli amministratori con tutti quei reati individuati dal codice penale.
Il rischio di una cattiva gestione, sia che la causa sia da additare nei tagli finanziari agli enti o nell’incompetenza degli amministratori o piuttosto nella corruzione degli stessi, è dunque, quello del tracollo finanziario o, più tecnicamente, di “dissesto finanziario”. La malattia, anche mortale, di un ente pubblico.
La cura di questa malattia è tutta a carico dei cittadini mentre i veri responsabili non vengono quasi mai chiamati rispondere delle loro azioni.
Davide Gueli
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Giuseppe Arnone, consigliere comunale al Comune di Agrigento: